Alberto Triola

Stage director

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  • Rossini's "L'inganno felice"
    June 1, 3, 8, 10, 15, 17, 2018 - Teatro Olimpico di Vicenza

Biography

È direttore artistico del Festival della Valle d’Itria dal 2010. È stato direttore operativo del Maggio Musicale Fiorentino e presidente del Conservatorio "Nino Rota" di Monopoli. 

Stabilmente impegnato in campo teatrale e musicale da oltre un ventennio, dal 2002 si distingue per felici esperienze al vertice di importanti teatri e festival italiani, quali il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Festival Monteverdi e il Teatro Ponchielli di Cremona, il Carlo Felice di Genova, il Comunale di Bologna, il Lirico di Cagliari, con stagioni di riconosciuti successi e programmazioni artistiche di apprezzata vivacità culturale, che segnano spesso la consacrazione di nuovi talenti vocali, registici e direttoriali. 

Milanese, una laurea in ingegneria e un articolato percorso formativo in ambito musicale e teatrale, dopo aver maturato il proprio profilo professionale in quattordici stagioni al Teatro alla Scala, si è reso noto per la trasversalità della sua esperienza teatrale, sia in campo gestionale che artistico. Impegnato nella ricerca di nuovi talenti della lirica, prima con la Scuola dell'Opera Italiana di Bologna e poi con l'Accademia del Belcanto "Rodolfo Celletti" di Martina Franca, ha debuttato nella regia d'opera nel 2008 al Wexford Opera Festival, con un Signor Bruschino di grande successo.

In questi ultimi anni, pur nei limiti di tempo riservati alla professione di regista, si è distinto soprattutto in Germania e Austria, fimando spettacoli (Carmen e Macbeth al teatro di Lubecca, La clemenza di Tito alla Kammeroper del Theater an der Wien) che hanno raccolto un vivissimo successo di pubblico e lusinghieri apprezzamenti della critica. Il suo ultimo impegno artistico è stato a Belgrado, in Don Giovanni, una coproduzione del Teatro Nazionale con il Teatro Madlenianum, spettacolo che è andato in tournée in Romania.

In giugno 2018 debutta con grande successo di pubblico e critica in Italia con L'inganno felice di Rossini al Teatro Olimpico di Vicenza. 

Tra i prossimi impegni: Madama Butterfly, nuova produzione al Teatro Verdi di Trieste. 

La critica europea ha riconosciuto nei suoi spettacoli il valore di un linguaggio fortemente personale, di immediata riconoscibilità, in grado di coniugare un lucido e originale approccio drammaturgico, tipico del teatro contemporaneo, con le logiche della drammaturgia musicale, attento alle esigenze della coerenza narrativa e sempre di immediata fruibilità. Il suo vocabolario drammatico ama scandagliare le profondità simboliche del testo e della psicologia dei personaggi, rivelandosi particolarmente attento al lavoro sui personaggi. Ne risultano spettacoli ispirati al linguaggio visuale contemporaneo, caratterizzati da una rigorosa cura del dettaglio e dell'armonia d'insieme, tipica dell'estetica di stampo mediterraneo.

E' autore di diverse pubblicazioni, l'ultima delle quali è stata dedicata al profilo di un protagonista del mondo operistico del Novecento: "Giulio Gatti Casazza, una vita per l'Opera" edita da Zecchini. 

BIZET: Carmen 

MOZART: La celemneza di Tito - Don Giovanni

PUCCINI: Madama Butterfly * 

ROSSINI: Il signor Bruschino - L'inganno felice

VERDI: Macbeth

* Next debut

Rossini's "L'inganno felice" - Teatro Olimpico di Vicenza



"Nella nuova veste di regista, Alberto Triola dipana con accortezza e savie intuizioni la tenue vicenda, scansando il pericolo delle banalità sempre presente in Rossini. Regia attenta alla gestualità, musicalissima e ritmata, in cui si avverte subito il lungo lavoro con l'intera compagnia partendo da un'idea di base: quella di una terapia psicoanalitica in cui una Isabella/paziente espone gli antefatti ad un Tarabotto/terapeuta, dopo essere stata simbolicamente derubata nella Sinfonia dei propri balocchi. Per dare un tocco in più, Triola punta poi sull'onirico sdoppiamento dei protagonisti con alter ego coreografici (Clelia Fumanelli e Libero Stelluti), con suggestivi effetti visivi. Molto efficace il light-design di Giuliano Almerighi." Teatro.it (Gilberto Mion)


"In this production of Rossini’s farse, “L’Inganno Felice,” lasting around 90 minutes, director Alberto Triola took a low-key approach. By keeping props to a minimum, he managed to avoid any jarring contrasts between the Classical scene and what should have been an early 19th-century coastal mining village, and therefore, was able to deflect attention away from the overbearing scenery. The only incidence in which a visual disconnect was noticeable was at the very beginning (and ending), in which Isabella was sleeping on a black 1960s/70s lounger, as her bad dream was about to unfold (and come to an end). Otherwise, the props were generally neutral: woolen sacks, candles, a fishing rod and the hull of Isabella’s wrecked ship, and significantly, they were not at odds with the scenery. Likewise, the low-key costumes, designed by Giuseppe Cosaro, and Sara Marcucci, which were generally, although not exclusively, 19th-century in style, had a fairly neutral impact. The lighting, designed by Giuliano Amerighi, cleverly kept the focus on the drama itself, but occasionally covered the scenery in a variety of colors, which added to the atmosphere without overly highlighting its Classical design. (...) Triola’s imaginative use of the stage space, his emphasis on movement, in which the singers were only occasionally required to simply stand and deliver, as well as his use of two dancers to mimic the souls of Isabella and Bertrand meant that the drama maintained a lively pace, and was always engaging. The dancers acted as light into Isabella and Bertrand’s unconscious selves, signaling their real feelings as opposed to the postures they adopted to the world. During the overture Isabella’s soul dances, trapped inside an inflated transparent plastic ball, from which she is eventually released. Visually engaging and nicely summing up the entire drama. Aided by some fine acting from the cast, Triola created strongly defined characters, which again helped keep the focus on the drama. (...) he successfully displayed his ability in bringing to life a drama which is not the most lively of works, and captured the essential conflict between good and evil that lies at the heart of the piece; of all Rossini’s farses, “L’Inganno Felice” is the least comedic and contains a distinctly dark undercurrent. Opera Wire (Alan Neilson)

"Come portare un argomento tanto ricco e rappresentarlo in un teatro così particolare quale l’Olimpico se lo è chiesto certamente anche il regista Alberto Triola, che quindi ha deciso di lasciare carta bianca agli artisti e servirsi il minimo possibile dello spazio a disposizione per ottenere il massimo risultato. Dunque tanto le scene di Giuseppe Cosaro quanto la regia stessa sono molto essenziali, con qualche spunto interessante per la drammaturgia. Figura ormai presente sempre più spesso è l’alter ego della protagonista, interpretata in questo spettacolo dalla ballerina Clelia Fumanelli, peraltro eccellente a nostro avviso, che aiuta a comprendere meglio quello che secondo Triola passa per la testa delle povera e traumatizzata Isabella, respinta dal suo affetto più grande, il duca, e per giunta naufragata miseramente. La buca del suggeritore serve a richiamare la miniera, qualcosa di profondo e sotterraneo, mentre una vasca piena di sabbia dovrebbe far pensare alla poltrona di uno psicoanalista, verosimilmente  Tarabotto, in quanto colui che porta in salvo Isabella. In pratica tutti i ruoli in scena sono in cerca di qualcuno che li liberi o li riporti alla ragione ed alla consapevolezza del proprio essere. Pirandello avrebbe certamente apprezzato.. Il duca diffidente e poi rinsavito ha invece un’anima a guidarlo impersonata da Libero Stelluti. L’idea luminosa dell’acqua che pervade lo spazio scenico come tutto il disegno luci è stato realizzato da Giuliano Almerighi. Chiaramente contemporanei i costumi di Giuseppe Cosaro e Sara Marcucci." MTG Lirica (Maria Teresa Giovagnoli)


Mozart's "La clemenza di Tito" - Theater an der Wien in der Kammeroper


"Regisseur Alberto Triola schätzt vor allem diese psychologische Ebene an Mozarts letzter Oper: "Mozart verleiht den Charakteren etwas völlig Neues. Seine psychologische Arbeit an den Figuren macht die Geschichte berührend, menschlich, aber auch komplex, und gibt ihr so einen modernen Anstrich. Auf diese Art und Weise hat Mozart das Musiktheater komplett erneuert." Zu Unrecht habe man "La clemenza di Tito" in der Romantik als altmodisch abgelehnt, sagt Triola." ORF - https://oe1.orf.at/artikel/372054 


Mozarts „La clemenza di Tito“: spritzig musiziert und gedankenvoll von Alberto Triola inszeniert. "Ein in die Mitte der Bühne platzierter Rundbau im ersten Akt, eine sich am Ende als überdimensionales Abbild der Titelfigur entpuppende Skulptur für den zweiten: So präsentiert sich die Bühnenarchitektur von Mozarts „Titus“ in der Kammeroper. Sie entspricht der Handlung: Im ersten Akt geht es um Hass und Zwietracht, es werden Intrigen geschmiedet. Mit einem Wort: Es geht rund. Und das Finale des zweiten Akts wächst durch die Größe, die der Herrscher durch sein großmütiges Verzeihen erweist, geradezu ins Übermenschliche.Mit Metaphern arbeitet auch die Regie von Alberto Triola. Nur selten geben wir Menschen uns wirklich authentisch; meist verstecken wir uns hinter Masken: So deutet er Mozarts letzte Opera seria. Entsprechend tauchen immer wieder Masken als Sinnbild für Betrug und Täuschung auf. Triola geht es um das Sichtbarmachen der Seelenzustände. Gleich einem intimen Kammerspiel führt er die durch klare Konturen charakterisierten Personen. Den Tito zeichnet er zerrissen zwischen seiner imperialen Aufgabe und seiner eher schüchternen, auf Ausgleich, auf Milde bedachten Natur." Die Presse


"Auf der intimen Bühne gelingt dies zu allererst dank der schlüssigen Arbeit von Alberto Triola, der auf eine stringente Personenregie fokussiert. Schwarze Wände und wenig Ausstattung (die ostinat präsente Marmorbank sowie herabfallende Büsten unterstützten das klassische Dramatreiben) gaben den Blick auf höchstpersönliche Geschehnisse preis." Wiener Zeitung (Daniel Wagner)


"Regisseur Alberto Triola, sonst als Musikmanager, Universitätslektor und Schriftsteller tätig, will das Schablonenhafte menschlichen Verhaltens verdeutlichen, und so gibt es auf der schön kargen Bühne (Tiziano Santi) Masken diversester Größen zu sehen. Sie dienen dem Schutz und der Verstellung, der direkte Blick in die Seele wird kaum zugelassen. Fast wie im richtigen Leben." DER STANDARD (Stefan Ender)